15 Apr

Cure Live: @ Palalottomatica, @ Palasharp,@ Wembley Arena

Nel 2005 la clamorosa notizia: fuori Perry Bamonte e Roger O’Donnel, dentro per la terza volta Porl Thompson. Niente più tastiere, tutte le canzoni vengono eseguite con sole chitarre.
Da sempre caratterizzati da una certa durata, in questo tour Robert Smith E’ riuscito a garantire concerti da oltre tre ore a sera, venendo eguagliato probabilmente solo da Springsteen.
Il tour doveva presentare un nuovo album, purtroppo non terminato per tempo, portando così la band ad eseguire scalette in cui si attingeva da ogni periodo.

29.02 @ Palalottomatica - Roma

Il 4 Tour 2007/08, partito alla fine dell’anno scorso da Asia e Messico, tocca finalmente l’Italia il 29 febbraio al Palalottomatica di Roma.
E’ con le campane di Plainsong che la band sale sul palco, per poi proseguire con una Prayers for the rain intensa e potente. C’e’ molto da Disintegration, vengono infatti eseguite Lullaby, Lovesong, una strepitosa Pictures of You (finalmente rivelocizzata) e la title track.
Rispetto agli ultimi tour, c’è un deciso ritorno dei singoli alternati ai brani più “difficili”. E’ così che si alternano canzoni romantiche e tristi come To Wish Impossibile Things a singoloni storici come The Walk, Just Like Heaven e Inbetween Days. Ma a questi Cure piace “darci” e la scaletta è fortemente indirizzata verso i brani più intensamente chitarristici. Nella parte finale del main set arrivano in successione Us or Them, Never Enough, Wrong Number, One Hundred Years e Disintegration. Segue a questa mezz’ora decisamente intensa, il minimalismo melanconico di At Night, prima canzone del primo encore, che giunge a far riprendere fiato un po’ a tutti. Sempre da Seventeen Seconds seguono poi M, Play for Today (la cui parte di tastiera è ormai tradizionalmente urlata dal pubblico) e A Forest, accolta sempre con un’ovazione.
Arriva poi il pop ancore, che fa aprire le danze. The Lovecats, Let’s go to bed, Close to Me, Why can’t I be you, sfilano una dietro l’altra con un Robert Smith che abbandona la chitarra e passeggia per il palco, lasciandosi andare come non lo si vedeva fare da anni. E’ decisamente di buon umore, parla e scherza spesso con il pubblico, cosa non usuale per lui.
La parte conclusiva del concerto è caratterizzata dall’old school encore, con solo brani del primissimo periodo, quando i Cure erano solo tre ragazzi immaginari. Boys don’t cry, Jumping someone else’s train (per la prima volta live dal 1980!) che continua in Grinding Halt, 10.15 Saturday Night e finalmente Killing An Arab (ribattezzata Killing Another per ovvi motivi), violentissima e velocissima. E’ un finale trionfante.
Unico neo di questa data romana l’acustica, davvero pessima.

02.03 @ Palasharp - Milano

A Milano al Palasharp viene presentata una scaletta simile, ma con le graditissime aggiunte di Kyoto Song, Catch e The Baby Screams. L’acustica questa volta è ottima e la band particolarmente concentrata, forse meno di buon umore rispetto a Roma ma probabilmente si tratta solo di stanchezza.
Anche in questa occasione sono altre 3 ore e 15 di live, e complessivamente è un altro successo.
Il momento migliore del concerto è probabilmente la doppietta da Kiss Me Kiss Me Kiss Me, con un’ipnotica If Only Tonight We Could Sleep e una devastante The Kiss.
La scaletta allungata richiede purtroppo l’accorciamento dell’old school encore ma Killing An Arab è¨ ancora più violenta che a Roma.

20.03 @ Wembley Arena - Londra

Eccoci quindi il 20 marzo alla Wembley Arena di Londra, data finale del tour europeo. Chi sperava in sorprese o variazioni significative rispetto alle scalette italiane rimane però deluso. Ad ogni modo l’acustica ottima della Wembley Arena e la performance perfetta della band non deludono. L’old school encore è finalmente suonato nella sua interezza, rispetto a Roma vengono aggiunte Three Imaginary Boys e Fire in Cairo.
Tre ore e mezza di concerto e malgrado il pubblico inglese sia proverbialmente freddino è l’ennesimo trionfo.
La voce di Robert Smith è sconcertante. Non solo canta ancora ogni sera per più di tre ore senza un cedimento ma addirittura il timbro vocale sembra ringiovanito e la potenza aumentata. La band palesemente non si è mai divertita così tanto a suonare live.
Un discorso a parte meritano le tre canzoni nuove presentate ogni sera: The Only One (conosciuta anche come Please Project) è pop romantico e sognante, che ricorda molto certe cose di Wish; A Boy I Never Knew è una ballata acustica in cui Robert si immagina il figlio mai avuto; infine Freak Show, brano breve che si insinua nel filone pop-funky dei Cure e per questo regolarmente eseguito nel pop encore.
Personalmente sono rimasto un po’ perplesso da questi nuovi brani, che pur essendo apprezzabili, troppo si rifanno ad idee già abbondantemente sfruttate in passato dalla band. Carini ma non eccezionali, quindi. L’album nuovo apparentemente conterrà comunque 26 brani, qualche track più interessante e coraggiosa è pertanto lecito aspettarsela.

Un’ultima considerazione sul pubblico sia italiano che inglese. Purtroppo rispetto ai tour passati si nota un aumento preoccupante di persone che assistono immobili e semi annoiate alle canzoni più difficili e intense per ritornare alla vita ed all’entusiasmo solo coi brani più classici e conosciuti. I singoli, in altre parole. Dispiace perchè la band non lo merita.

2 Responses to “Cure Live: @ Palalottomatica, @ Palasharp,@ Wembley Arena”

  1. 1
    Valeria Says:

    Ho assistito alla data di Roma e, per quanto riguarda l’ultimo breve inciso sul comportamento del pubblico, beh, che delusione. Quanto mi trovo d’accordo con te!
    Comunque concerto impeccabile.
    E degni di nota i balletti di Robert… ;]

  2. 2
    Giulio Says:

    Anch’io ero a Milano e la scena del pubblico pi impegnato a riprendere con fotocamere e telefonini un concerto che non hanno vissuto era pietosa…Sembra sia pi importante ritornare a casa per poter esibire le foto nel proprio piccolo spazio virtuale piuttosto che vivere le emozioni di un concerto. Mi sono sentito uno sbronzone molesto solo perch volevo ballare sotto il palco,ma in barba a sti faccioni me la son goduta!
    Robert e i Cure in perfetta forma,voglio vederli ancora per l’ennesima volta!!!

Leave a Reply