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Curson McCullers – Il cuore è un cacciatore solitario

By Liria • Nov 6th, 2008 • Category: Recensioni, libri

Carson McCullers nasce nel 1917 in Georgia, nel profondo sud della provincia Americana, delle piantagioni, dei gospel dei negri, del caldo che fonde le traversine ferroviarie.

Il Sud che fece da sfondo alla letteratura gotica degli anni ཚ, di cui lei e Faulkner (’L’urlo e il furore‘ 1929) furono i più degni rappresentanti, dove l’oppressione del nuovo capitalismo produsse l’odio razziale, lo sfruttamento, l’alienazione e deformò gli attori rendendoli figure grottesche, quasi subumane, protagonisti ‘ o forse solo attanti ‘ di esistenze a poco prezzo.

In una sorta di continuum dialettico con Faulkner, la McCullers conduce un’accurata e continua analisi psicologica ma mentre il primo assorbe gli echi stilistici europei, il flusso di coscienza Joyciano, i dettami di Proust o della Woolf, la McCullers si immerge nel desolato panorama Sudista e nella sua irrimediabile decadenza facendone un dispositivo per l’analisi dell’esistenza.

La vita viene spostata in una sfera tragicomica, non vi è una ricerca dell’effetto, non vengono proposte alternative; in un’ottica che può ricondurre alla critica Marxista, la McCullers propone un lavoro letterario che dipana i nodi della convenzione, porge ai lettori una visione scabra e vissuta della realtà, senza però suggerire soluzioni definitive o relegare la vita a una mera rappresentazione di fatti prediligendo la fuga nellairrealtà, come era fondamentale nella letteratura gotica.

In tutta la sua produzione la scrittrice propone un equilibrato sistema di dualismi, sacro e profano, spiritualità e materialismo, umorismo e tragedia a quella maniera che fu della letteratura russa che tanti paragoni sociali potrebbe avere con l’America di inizio secolo.

La narrativa della McCullers è costituita da elementi in continuo ritorno, come quello dell’incomunicabilità, che sarà uno dei principali temi nel suo primo romanzo ‘Il cuore è un cacciatore solitario‘ (1940).

Il libro narra la storia del sordomuto Singer che, rimasto solo dopo l’internamento in una clinica per crisi nervose del suo migliore amico, diventa il silenzioso confidente di quattro personaggi sviati, disadattati: una ragazzina androgina con la passione per la musica, un giovane ubriacone socialista, il vedovo proprietario di un caffè, un medico afroamericano e Marxista.

I quattro vogliono farsi comprendere, raccontare e raccontarsi, evadere dalla repressione spirituale. Trovano in Jack Singer un prezioso portagioie delle loro speranze, frustrazioni, timori. Sono esseri sbandati in un habitat di mediocrità insolvibile che daranno voce alla loro solitudine attraverso Singer, la sua menomata cordialità e la onnicomprensione dei loro vizi e mali.

Finchè qualcosa romperà questo delicato equilibrio.

Sono storie di persone che lottano ferocemente nella battaglia per l’esistenza ma la vita stessa finirà con il ricondurli in un vortice esistenziale condannato all’eterno ritorno. Un cerchio in cui ‘tutto si tiene’, fatto di destini già segnati, di solitudini, di paletti piantati nella terra a rendere irrimediabilmente divisi gli esseri umani anche all’interno del loro microcosmo.

E’ la loro anima ad essere disadattata e, di riflesso e sfondo, un’intera cultura.

 

L’umorismo in particolar modo è vitale, ruvido, riflette una Carson dolcemente piccola ma provata dalla sofferenza che ‘ per le febbri reumatiche ‘ l’ha accompagnata tutta la vita e questo ne intrinseca la componente tragica; il dramma messo in scena è quello della miserabile vita di chi aristocratico non era e si muoveva in un’amalgama di odio razziale e annullamento sociale, di male capitalista, di solitudine e malinconia. Sentimenti che vengono descritti con un’empatia intensa e coinvolgente, che sono linfatici in un panorama che ha segnato profondamente l’esistenza della McCullers ricorrendo ossessivamente in tutta la sua produzione letteraria.

I suoi sono uomini che vogliono fuoriuscire dalla ghettizzazione e lottano contro l’isolamento cercando una voce che ne esalti l’individualità, che amplifichi il loro grido, il tutto in una scrittura spesso bizzarra, senza dubbio grottesca che ha scenari che ricordano le prime pellicole di Jim Jarmusch (la scena di apertura di ‘Daunbail’, con il carro funebre nero e Tom Waits in sottofondo).

‘La scrittura è per me come una ricerca di Dio’, diceva, ma la sua è una religione di politica e ribellione.

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Liria: Studentessa di lettere, aspirante giornalista/antropologa. O scrittrice. O trapezista. O fata dei dentini. Interessi principali: libri e film, musica, chincaglierie, ironia, sogni e chiacchere, teatro.
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