Art Cover: viaggio tra percorsi musicali ed artistici.
By Creepy-Eyes • Mar 23rd, 2008 • Category: ArticoliSono varie le ragioni che spingono un appassionato di musica a possedere un certo disco nella sua materialità piuttosto che rifarsi ad una fredda cartella di MP3: la miglior qualità audio, il desiderio di voler ricompensare l’artista con il prezzo d’acquisto dell’album ed ovviamente la copertina. Quest’ultima puòessere considerata un biglietto da visita grazie al quale attraverso un’attenta scelta di colori immagini ed elementi grafici attrarre la nostra attenzione sugli scaffali di un negozio o più semplicemente suggerire il contenuto ed i temi di un nuovo LP.
In questo articolo metteremo in evidenza la storia ed il percorso creativo che ha portato alla nascita delle art cover di alcuni dei lavori più importanti del panorama alternative degli anni ‘80 e ‘90.

Il tema funerario, senza necessariamente volerne esaltare gli aspetti macabri, ma prediligendone quelli più genuinamente crepuscolari e melanconici, trovò spazio più volte sulle copertine post-punk e new wave. Uno degli esempi più celebri è sicuramente la copertina di Closer (Factory Records 1980) dei Joy Division. L’art cover di Closer, per il suo gusto funebre, destò al momento dell’uscita dell’album molte critiche legate alla recente scomparsa del frontman della band Ian Curtin. Peter Saville, che assieme Martyn Atkins, curò la grafica della copertina, si difese ammettendo che la scelta dell’immagine incriminata era antecedente al suicidio di Curtis e pertanto in alcun modo ad essa legata. Tornando alla foto, essa fu scattata da Bernard Pierre Wolff e raffigura il tema della deposizione della tomba della famiglia Appiani, presente nel Cimitero Monumentale di Staglieno (Genova), realizzata ad opera degli scultori Onorato Toso e Demetrio Paernio.
Quella della deposizione però non fu l’unica immagine di Staglieno scelta da Ian Curtis per i lavori dei Joy Division: anche l’angelo della copertina del singolo Love Will Tears Us Apart proviene dal noto cimitero genovese e porta sempre la firma del sopraccitato Onorato Toso.
Oltre ai Joy Division anche i Dead Can Dance per il loro Within The Real Of A Dying Sun (4AD – 1987) scelsero uno scorcio di un illustre cimitero monumentale. Qui la scelta cadde sulla tomba di Francoise Raspail situata nel meraviglioso cimitero parigino di Pere Lachaise. L’imponente campo santo, situato nella parte est della capitale e fondato nel XIX secolo, è rinomato oltre che per le notevoli dimensioni (è uno dei più grandi al mondo) per il fatto di rappresentare l’ultima dimora di personaggi del calibro di Jim Morrison, Maria Callas, Marcel Proust, Chopin, Edith Piaf, Rossigni, solo per citarne alcuni. Quanto a Raspail, politico parigino del periodo rivoluzionario, il tema della prigionia che pervade la tomba è dovuto ai lunghi periodi di carcerazione scontati dall’uomo.

C’è poi chi preferì avvalersi di immagini o fotografie non realizzate per l’occasione come lo scatto in bianco e nero che fa da frontcover al più conosciuto dei lavori dei Bauhaus, In the flat field (4AD 1980), è stata realizzata dal fotografo Duane Michal (Pennsylvania 1932).
Michal è uno stimato artista nell’ambito della fotografia omoerotica. A lui infatti va il merito di aver saputo per la prima volta dar risalto attraverso questo tipo di fotografia (diffusa dalla metà del XIX secolo) più che al desiderio fisico per lo stesso sesso, all’aspetto spirituale e della sfera sentimentale dell’amore omosessuale.
Oltre a In The Flat Field da citare tra le più rilevanti commissioni ricevute da Michal quella affidatagli dal governo del Messico per i giochi olimpici del 1968 e divenuta nel 1970 oggetto di una mostra al Museo di Arte Moderna di New York City, e il set per la copertina di Synchronicity dei Police nel 1983.
Altro esempio di immagine ‘presa a prestito’ è il dipinto ‘Rose’ di Henri Fantin-Latour utilizzata per la grafica di Power, Corruption and Lies (Factory Records – 1983) dei New Order. Anche dietro a questo lavoro c’è lo zampino del sopraindicato Saville (Manchester 1955), che ebbe appunto modo di collaborare sia con Joy Division che New Order in quanto grafico di punta della Factory Records.
Come già si intuisce da quanto detto fin ora nell’ambito underground ed indipendente degli 80ies non era raro imbattersi in forti sodalizi artistico-grafici tra un determinato gruppo-etichetta ed un certo grafico o collettivo di designers di fiducia.

E’ il caso della 23 Envelope, partneship grafica che collaborò in maniera decisamente proficua con la 4AD per le release di gruppi come Cocteau Twins, Dead Can Dance e This Mortal Coil. Dietro al moniker 23 Envelope si nascondono il grafico Vaughan Oliver ed il fotografo/filmmaker Nigel Grierson, conoscenti fino dai tempi della scuola ed uniti professionalmente per la 4AD dal 1983 al 1988. L’intesa tra i due diede vita ad uno stile inconfondibile, dai tratti morbidi ed eterei, fatto si colori tenui ed atmosfere sognanti. La vita ufficiale della 23 Envelope si concluse nel 1988 con il distacco di Grierson. Vaughan si unì allora ad un nuovo partner Chris Bigg e convertì il nome del progetto in v23.

Ma il legame più forte tra designers e bands, è sicuramente quello instauratosi tra la Parched Art, lo studio grafico fondato da Porl Thompson e Andy Vella, ed i Cure. Avviata ufficialmente nel 1982, anno in cui Porl si trasferì a Londra, la Parched Art ha messo la sua firma sulla maggior parte delle copertine degli album e del merchandise ufficiale dei Cure. L’attività della P.A al servizio di Smith & Co ha riguardato tutti i dischi dal 1981 al 1992 ad eccezione di Pornography (1982) e della raccolta Japanese Whispers(1983), parliamo pertanto di tutti i dischi compresi tra Faith (1981) e Wish (1992). Quanto ai lavori successivi al 1993, anno della seconda dipartita di Thompson dalla band, sono da elencare l’album Wild Mood Swings (1996) la copertina per la raccolta Galore (1997), la foto per il cofanetto Join the Dots (2004) ed il promo Blu Top Head Kiss (2006) contenente tre singoli provenienti da Blue Sunshine dei The Glove e tre singoli rispettivamente da The Top, The Head On The Door e Kiss Me, Kiss Me, Kiss Me dei Cure.
Uno stile unico quello della Parched Art che con disegni, dipinti e fotografie ha sempre saputo incarnare ogni mood delle fatiche dei Cure.
Nonostante la produzione di questo studio sia terminata, la carriera artistica dei due soci continua individualmente.
Porl, nuovamente nei Cure, ha curato le grafiche (basate sui suoi stessi tatuaggi) per un modello di chitarra che porta il suo nome prodotta nel 2007 dalla Schecter Guitars.
Quanto ad Andy da quattro anni insegna graphic design alla Middlesex University e permane nel settore della grafica curando cover per altri gruppi (tra cui spiccano i Mogway) e photosession sia nell’ambito della moda che della musica, con commissioni che ovviamente non potevano non riguardare anche i Cure!
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