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The Danse Society

By Francis • Mar 6th, 2008 • Category: Articoli

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A Mister Fantasy mi imbattei per la prima volta nei Danse Society quando venne programmato il video di ‘2000 light years from home’. Quanto tempo è passato. Carlo Massarini era il mio appuntamento fisso del marted’ fra la notte e l’alba. Era già il terzo o quarto anno che andava in onda il suo programma, il primo della Rai a trasmettere i video della new wave. Quel filmato è stato una vera folgorazione; mi ricordo immagini di candele; lo scoppio del big bang, la chitarra suonata davanti a un televisore dove comparivano gli Stones, autori del brano originale che compariva in ‘Their satanic majesties request’, negli anni ླྀ. A me la versione dei Danse pareva più dura e suggestiva dello sferragliante originale. Non sembrava proprio un rifacimento ma un vero brano dei Danse, tanto era diverso. Le parole erano le stesse ma la musica era avvolgente, epica, evocativa e ti dava proprio l’idea di un viaggio agli estremi confini del cosmo, magari su una di quelle astronavi a forma di razzo ipotizzate dagli scrittori di fantascienza degli anni 20.
‘Il sole gira con grazia,
Partiamo con una dolce esplosione
per una stella con oceani infuocati
che solitudine
a 100 anni-luce da casa
rossi freddi deserti si oscurano
energia ovunque
che solitudine
a 600 a.l. da casa
che solitudine
a 1000 a.l. da casa
volo 14
potete atterrare
ci vediamo su Aldebaran
al sicuro sulla sabbia del verde deserto”

E’ un motivo che non ci si stanca mai di ascoltare. All’epoca corrispondevo con varie persone, fra cui un ragazzo della provincia di Mantova che mi faceva cosa gradita registrandomi molte audiocassette tratte dagli lp della sua discografia.

Heavendisc2.jpg   Quando mi arrivò ‘Heaven is waiting’, insieme al mini lp precedente, l’oscurissimo ed imperdibile ‘Seduction’ e ad un paio di inediti, rimasi di nuovo folgorato. Già l’intro della cupissima ‘Come inside’ ti proiettava in un altro mondo, stuzzicando l’immaginazione. Certe sonorit…� dei DS le ho sempre associate a scene notturne, a viaggi sulla banchisa polare dentro sottomarini (ascoltate ‘Dolphins’), a’ voli di uccelli notturni e ad altre presenze oscure.

Il tamburellare delle percussioni, la chitarra cristallina, il basso tenebroso, le folate di tastiere…tutto questo, una volta messo insieme, produce l’inconfondibile suono dei Danse Society, che a torto furono inseriti nel filone del ‘positive punk’, a fianco di gruppi come Death Cult o Sex Gang Children. La voce di Steve Rawlings è veramente stupenda e diversissima da quelle di tantissimi gruppi della darkwave.
Fra i brani salienti dell’album che li lanciò al grosso pubblico, troviamo la ritmata
‘Wake up’, uscita anche come singolo:
‘Da solo in questo posto, qui con te,
finalmente di fronte, solo un pesce in più in mezzo al mare,
la debolezza dentro di me,
sveglia!
Perchè non mi dai niente in cambio,
mostrami una lezione che possa imparare
un giorno mi darai tregua ed io mi prenderò poco di te
e me ne andrò

Chissà perchè da quando l’ascolto penso a qualcosa dei Police. In effetti certi suoni o giri di basso e chitarra possono ricordare ‘Walking on the moon’. In seguito sono venuto a sapere che l’album è stato prodotto da Nigel Gray (Regatta de Blanc, Juju, Kaleidoscope). La batteria è veramente deflagrante!
Forse la più bella è “The night”, che chiude l’album. La batteria di Paul Gilmartin riecheggia le ritmiche di ‘All my colours’ di Echo & The Bunnymen o di certi pezzi da ‘Pornography’; la chitarra ‘Garlands-style’� di Paul Nash accompagna l’inarrestabile basso di Tim Wright, creando un ordito su cui intervengono le liquide tastiere di Lyndon Scarfe e naturalmente la stupenda, unica, voce del malinconico Steve.
Steve Rawlings e Lyndon Scarfe componevano buttando già tante idee, frasi e parole; poi cercavano di assemblare queste idee su brani strumentali. Non scrivevano le parole apposta per poi costruirci sopra una canzone.
Fra i migliori brani d’atmosfera segnalo la lunga ‘The Theme’, retro di ‘Somewhere’, del 1982.  E’ in gran parte strumentale, ma poi Steve interviene con dei lamentosi vocalizzi.
Qualche anno fa è uscita una nuova edizione in cd di ‘Heaven is waiting’ ma purtroppo monca della superba intro di ‘Come inside’; per fortuna la mia ristampa dell’album risale ai primi anni ྖ e contiene il brano intero insieme agli altri nove dell’lp del 1984 e in più retri di singoli ed una nuova versione di ‘The Theme’.
All’epoca il disco aveva riscosso un certo consenso. Il compianto Alessandro Calovolo, su Rockerilla, aveva tirato fuori tutto il suo migliore vocabolario per magnificare l’album, citando ‘oro’, ‘eroina’ ed ‘astarti siriache’, ma alla fine dell’anno non si era ricordato di metterlo fra i primi dieci della sua classifica personale. Una lettera su Rockstar, altro mensile di musica, esaltava ‘Heaven is waiting’ con parole meno forbite ed alla fine il fan si firmava con ‘Io e Robert Smith’, come a dire che tale album sarebbe piaciuto molto ai fans dei Cure.
La band di Barnsley, cittadina posta fra Sheffield e Leeds, ebbe un successo momentaneo, grazie proprio a quell’album, ‘Heaven is waiting’, uscito per la BMG Arista, quindi con il successivo ‘Looking Through’ ed i singoli ‘Say it again’ ed ‘Hold on’, la musica divenne più dolce, pur senza sfigurare. Poi il gruppo mutò nome in ‘The Society’, fece uscire un singolo che fu ignorato e la storia si concluse definitivamente.
Su youtube ci sono degli interessanti video della band, di cui uno tratto dal festival ‘Futurama’ del 1980. Steve è vestito da vampiro e ha i capelli più dritti. Si notino i suoi cambiamenti di look col passare degli anni, negli altri video, fino al rock-disco di Hold On.

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Francis: Nato il 4 luglio 63.Trasmetto a Onde Furlane dal 1984. Indigo esiste dal 1993.Ho scritto due libri in friulano, "La maree nere" e "Sense" più vari racconti sulla rivista "La Comugne". Collaboro con la rivista "Ascension". Di mestiere sono magazziniere.Dal 2004 sono la voce dei riformati Soglia del Dolore.
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