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DROP DEAD FESTIVAL – Praga 2007 – Reportage

By Writer For A Day • Feb 24th, 2008 • Category: Reportage

1 Ottobre – 4 Novembre 2007

poster.jpgE così Quest’anno il consueto raduno dei deathrockers di tutto il mondo si sposta nella nostra bella europa, a discapito degli adiratissimi newyorchesi che l’avevano ormai preso come un rituale.

Un festival all’insegna della bella musica,sempre che piacciano il deathrock e la batcave,ma pur sempre sotto il grande BOH della (dis)organizzatrice Polina che sfortunatamente ha fatto sospirare inutilmente tanti fan in attesa dei loro artisti del cuore,che non si sono poi presentati:
mi sto riferendo a bands come le nostre Vene di Lucretia,i polacchi Miguel and the Living Dead, i Fangs on Fur e molti altri annunciati in precedenza e poi annullati. Due però sono state le grandi sorprese annunciate il giorno antecedente all’inizio della maratona musicale: Frank the Baptist e i Last Days of Jesus, i quali hanno saputo comunque riempire i vuoti lasciati dagli altri artisti. 

Ma partiamo con ordine,ovvero dall’inizio: perchè il Drop Dead Prague è stato inaugurato dal bellissimo Gothic Pogo Party di halloween al Cross Club di Praga. 

31 Ottobre: Halloween Party

L’inizio è previsto per le 21.00,ma al mio arrivo alle 23.00 capisco che la voglia di far festa era nell’aria gi…è da molto molto tempo. Il locale è davvero grande,con pi?e,un sacco di scale scalette e corridoi, piccoli bar con bizzarri piani rialzati, lampadari horror, ragnatele, luci basse, ed un sacco di creste borchie zeppe ed abiti zebrati. Una location perfetta per entrare nell’atmosfera, piena di pittoreschi ed incredibili personaggi sui quali ancora mi pongo mille domande. Ma solo in Italia vestiamo così minimal? Oppure erano solamente addobbati per l’occasione? Ma che razza di lacca usano?!
In una sala il djset dura fino alle cinque ininterrottamente, con un ibrido tra i classici batcave piùindimenticabili e pezzi pi?enti ma comunque apprezzatissimi, mentre nell’altra sala la serata inizia con il concerto di una carinissima band psychobilly molto piratesca per poi finire immersa nei djset fino a chiusura del locale: la maggior parte della gente ha lasciato il locale solo dopo le cinque,quando i proprietari li hanno cacciati via.
Una serata insomma all’insegna della batcave, del deathrock, del divertimento e del ballo pi?enato, oppure della degustazione d’assenzio, dipende dai gusti. Ma in ogni caso una serata davvero perfetta, immersa in un’ambientazione davvero consona.
I momenti top, scusate la banalità, sono stati l’ondeggiamento sulle note di Kiss Kiss Bang Bang degli Specimen con tanto di magone in gola, il quale ti fa una volta per tutte acquisire la consapevolezza di ritrovarti per davvero al Drop Dead Festival, ed il pogo danzereccio istigato da Autosuficiencia dei Paralisis Permanente, senza tralasciare poi i numerosi ‘impigliamenti’ che avvenivano in mezzo alle danze tra uomo e uomo o uomo e donna (preferibilmente) consistenti in: catena di lui che si impiglia nelle calze a rete di lei, anello enorme di lui che si perde nella chioma cotonata di lei, mano di lui che finisce sul pantalone pvc di lui (!). Eh, a volte bisogna ammettere che la linea che separava le fattezze dell’uomo da quelle della donna era quasi invisibile.

  1 Novembre: Yellowaste, Eyaculacion Post Mortem, De Taszos, Cremaster, Joy Disaster, Curtains, Frank the Baptist E così il festival dei concerti si apre con uno dei fedelissimi del Drop Dead Festival, se non altro perchè presumo faccia parte dell’organizzazione: sto parlando degli Jellowaste, la one-man band formata da un americano completamente matto. Anche se devo ammettere che,per quanto matto possa essere stato, la musica era davvero ottima: deathrock made in L.A. con influenze synth e punk, ed il pazzissimo cantante che sul palco ne combinava di ogni colore, proprio come il suo abbigliamento che col buon vecchio deathrock aveva ben poco a che fare.

 Occhiali da alieno, boa di struzzo colorati e scarpe da ginnastica. Ma,devo ribadirlo, ha davvero colpito il pubblico presente.Il tutto continua con una delle mie band del cuore, sto parlando degli spagnoli Eyaculacion Post Mortem,che con il loro live hanno scatenato il pubblico e anche saputo fare venire i brividi in pezzoni come ”Transilvania”,davvero davvero bravi. Nonostante i problemi all’audio di cui loro stessi si sono lamentati, il concerto ha davvero saputo scuotere gli animi e loro non hanno sbagliato un colpo. Ottima idea quella di usare l’inquietante strumento russo, il theremin, per farcire ulteriormente qualcuno dei loro pezzi. Davvero degli artefici di un ottimo concerto con le sonorità classiche del punk iberico ed influenze electro, il tutto per򠩮 un’atmosfera degna di un horror di serie b degli anni 40: credo una delle migliori esibizioni del Drop Dead Festival.

Ecco poi sopraggiungere i De Taszos, Psychobilly dalla Polonia, molto probabilmente chiamati per riempire il grande vuoto lasciato dall’assenza dei Miguel and the Living Dead (ed infatti il cantante della band ne sfoggiava la maglietta). Psychobilly vibrante,danzereccio,molto simile a quello suonato dai loro celeberrimi connazionali, sono anche piaciuti al pubblico ma non hanno lasciato sfortunatamente un segno indelebile. Troppo simili alla band citata poc’anzi.

Finito il concerto dei De Taszos, delle ragazze si aggirano per il pubblico donando manciate di riso da lanciare all’arrivo della quarta band sulla scaletta,i Cremaster. All’arrivo della band si spiega tutto: il bassista era vestito da sposa. Ottimo concerto anche questo, anche se forse la musica era un po’ scontata. Punk ben suonato e divertente, carina la trovata dell’abito da sposa, ma per colpire serviva qualcos’altro forse.

A seguire gli attesissimi francesini Joy Disaster,che forse in un’altra location avrebbero fatto furore. Band amatissima, ottimi pezzi e arrangiamenti non solo in studio ma anche live. Certo che però è strano, che così tanti deathrockers amino questa band. Alla fine suonano molto indie, forse le chitarre sono un po’ più distorte ma… il risultato non cambia granchè. Questo penso dimostri quanto sia di mentalità aperta musicalmente parlando il Drop Dead, bendisposto ad accogliere chi sa fare bene il suo lavoro e sa suonarsela e cantarsela ad hoc. Anche se il prossimo anno gli consiglierei di andare a suonare al Lollapalooza.

Penultimo gruppo gli americani Curtains, per la prima volta live in Europa. Una band appena uscita (sono nati nel 2005) ed una vera e propria rivelazione, sound potentissimo e una grande dimostrazione di carisma e personalità da parte dei componenti della band, hanno saputo davvero sorprendere il pubblico presente con un live travolgente e pezzi che non aspettavano altro che essere annunciati ad un festival di tale calibro quale il Drop Dead. Certo,qualche pecca tecnica, ma visto il complesso si può chiudere un occhio.

E per finire in bellezza la serata ecco una delle band pi?te esibirsi con gran sorpresa live: i neoannunciati Frank the Baptist. Se dovessi parlare soggettivamente dovrei dire che non mi hanno esaltato, perchè non suonano musica che mi piace granchè ma devo ammettere che hanno saputo emozionare i presenti, ottima presenza scenica, hanno davvero creato un’atmosfera magica. A chi c’era il concerto è piaciuto da morire, in effetti va ammesso che hanno saputo fare bene il loro lavoro e hanno saputo trasmettere fortissime vibrazioni emozionalmente parlando.

A seguire dj set fino alle cinque di mattina,inutile dire che anche qui la gente la si mandava via a calci altrimenti non si schiodava nessuno!

2 Novembre: Varsovie, Moldig, Los Carniceros del Norte, Twisted Nerve, Ausgang, Rubella Ballet, Sex Gang Children

La terza nottata Praghese del Drop Dead festival si preannuncia, dagli altisonanti nomi in cartellone, come la pi?ltante, danzereccia e indimenticabile tra le cinque. Insomma, se cito nomi come Twisted Nerve, Ausgang, Rubella Ballet e Sex Gang Children vi si accende forse qualche lampadina in testa? Ebbene, chi usciva dal proprio albergo diretto verso il Rock Cafe quella sera, sapeva che stava per assistere a una serata memorabile. Sarebbe come per un rocker nostalgico vedere in un colpo solo alternarsi sul palco Queen, Led Zeppelin e Rolling Stones. Una vera bomba. Anche se la sottoscritta riempirebbe ancora di sculaccioni miss Polina, che non ci ha portato a Praga il ’souvenir d’Italie’ pi?ito, ovvero le divine Vene di Lucretia, come invece il cartellone annunciava.

La serata comincia alquanto blandamente, inaugurata dai Varsovie, simpatico gruppetto postpunk francese. Sound orecchiabile, tanto che per essere la prima band a suonare, il pubblico pare più interessato del solito. Delizioso sound francofono, ottimo per gustarsi il primo drink e per entrare nella giusta atmosfera, visto che il pubblico in realtà sta aspettando ben altre bands.

A seguire i Varsovie, ‘finalmente’ un po’ di rappresentanza Italica: ecco arrivare i Moldig, band che però da un po’ da pensare: sicuramente le Vene di Lucretia ci avrebbero fatto molto più ballare. Sinceramente mi hanno colpito così poco che non ricordo nemmeno bene come suonassero, il pubblico pareva alquanto annoiato e devo dire che non hanno riscosso granchè successo.

A seguire, una band un po’ più carica dei Moldig ma molto meno storica di altre, ma nonostante tutto che sorge dalle ceneri dei fantastici los Paralitikos: sto parlando dei Los Carniceros del Norte. Nonostante i componenti della band abbiano tutti bene o male la loro veneranda età (che non me ne vogliano per questo) si sente che il sound che vogliono dare al loro album, Chuchillo 13, è quello di un qualcosa di moderno che strizza l’occhiolino, come i loro conterranei Eyaculacion Post Mortem, a un’atmosfera da horror di serie b anni 40, ma rendendo il tutto pi?egro con melodie molto punk rock. Nello sfondo sono proiettate immagini tratte da vecchi film horror (come volevasi dimostrare) e quasi ogni pezzo da loro suonato è ispirato ad essi (Doctor Caligari, Hotel Overlook…) anche per loro cover dei Paralisis Permanente (se non sbaglio, suonarono Sangre). Chi veniva dalla spagna conosceva tutti i testi a memoria. Un successo strepitoso!

Ma ecco che l’atmosfera comincia a scaldarsi e gli scozzesi Twisted Nerve appaiono, le creste si fanno largo a gomitate per arrivare sotto al palco e pogare tutto il pogabile. Nessuno riesce a stare fermo, le linee di basso si potrebbero definire quasi ipnotiche, se eri in mezzo alla folla cadevi in trance e ti risvegliavi a fine concerto. Grandissima presenza, incredibile energia e tutti hanno apprezzato. La zona adibita al pogo era gremita di punks di ogni nazionalità ed etnia (ho visto il primo dark di colore della mia vita, con tanto di dreadlocks) e in fondo alla sala la gente ballava, saltava e cantava. Il simpaticissimo frontman ha saputo accendere la miccia della serata, pronta a bruciare con la band che li avrebbe seguiti.

La tensione sale, ed ecco arrivare i fantastici, superbi e meravigliosi Ausgang, storica, leggendaria, chiamatela come volete, postpunk-deathrock ecc. band made in UK. Niente abiti vistosi per loro, se non sbaglio il cantante portava addirittura un gilet e i suoi capelli erano cortissimi, incorniciati da una stempiatura degna del pi?malissimo uomo di mezz’età. Ma a questo nessuno sembra farci caso, gli Ausgang snocciolarono uno ad uno i loro successi, da Fat Vigilante a Lick, ressa incredibile all’attacco della linea di basso di 4 Tin Doors, per non parlare di uno dei loro primi singoli I am a Horse, che ha quasi portato la sottoscritta alla morte dopo essersi lanciata nella fossa degli assatanati sotto il palco. Lividi assicurati, ma per un divertimento come un live degli Ausgang ne vale davvero la pena.

Il testimone pass򠣯s젤agli Ausgang ai Rubella Ballet, altrettando storica punk band capeggiata dalla incredibile frontman che destava la curiosità di tutti i presenti che la scorsero prima del concerto al bancone del bar vestita completamente di rosa fluo ed altri colori sgargianti, che nel buio dello scantinato del Rock Cafe non passavano di certo inosservati. Bisogna ammettere che le ‘nonne’ del deathrock non sanno cosa voglia dire invecchiare, e nonostante l’età non rinunciano ai costumi di scena (la performance degli Antiworld che seguirà a questa serata ne confermerà la teoria). Vestiario a parte, anche loro hanno saputo divertire e far ballare il pubblico. I pezzi giusti li avevano, e questa era una carta a loro favore, e la frontman sembrava non aspettasse altro che dimenarsi e ballare come una pazza da una parte all’altra del palco. Un personaggio che ha saputo davvero coinvolgere i presenti, sorprendendo tutti con balletti che sinceramente avevano un che di hawaiiano. Ennesimo omaggio alla parte pi?am’ e divertente del punk made in UK.

L’ultimo gruppo è stato da brivido: i re della serata sono stati indubbiamente i Sex Gang Children. Andi Sexgang ha saputo emozionare in pi?un pezzo, e nonostante gli anni siano passati anche per lui e sia praticamente diventato il sosia di Malgioglio con il cerone, il pubblico era in religiosa e fervida adorazione. Pogo e divertimento assicurato, Andi ha cantato con il trasporto che avrebbe avuto vent’anni fa, quasi commosso alle richieste dei bis e incredibilmente appagato dalla risposta del pubblico. Finale indimenticabile, grazie al pezzo pi?movente dei Sex Gang, Arms of Cicero. Molti scoppiarono in lacrime, si accesero accendini. Qualche coppia si abbracci򠥠altri la cantarono a squarciagola. E’ stato il modo migliore per chiudere in bellezza il concerto.

Le note malinconiche della canzone sono state per򠳵bito scalzate da quelle danzereccie dei dj che si susseguirono nel dj set d’ordinanza, e che fecero ballare tutti come sempre fino alle cinque.

3 Novembre: Naughty Zombies, Sixteens, Din Glorious, Antiworld, Charles de Goal, Norma Loy, Lene Lovich.

Quarta e penultima serata del Drop Dead festival, anche stavolta guarnita da nomi non indifferenti al pubblico presente. Serata variegata e divertentissima, sfavorita per򠤡 un evento esterno: infatti, a poca distanza dal Rock Cafe, si teneva un festival psychobilly, con headliner i celeberrimi Klingonz e con entrata tralaltro gratuita: le prime bands della serata ne furono infatti svantaggiate perchè gran parte del pubblico aveva preferito andare a vedere di che cosa si trattava: ergo la folla per i primi due concerti fu estremamente esigua.

La serata comincia con il live degli spagnoli Naughty Zombies: la bellissima frontgirl si diede da fare per divertire i presenti, urlando, ballando, buttandosi per terra e denudandosi. Molto soddisfatta soprattutto la fazione maschile. Divertenti e sempre orecchiabili i loro pezzi, da Give me your Soul a Sexo Suicida. Come al solito per le bands spagnole (da quanto ho intuito) anche loro omaggiarono i menestrelli del postpunk del loro paese natale: parlo ovviamente dei Paralisis Permanente, dei quali eseguirono la cover di Unidos, con coretto generale del pubblico. Forse la piccola folla ha saputo rendere questo momento ancora pi?imo, tanto che, quando ripoposero il pezzo al dj set dopo i concerti, tutti andarono in visibilio. Unica nota stonata fu il cantate/cazzeggiatore/noncapiscocosafacesse: un fastidioso componente della band che ogni tanto urlava sopra la voce di Lily Munster Escalofrios e invitava le ragazze in prima fila a baciarsi e pi?una volta ha fatto gesti che sfociavano nel trash, davvero di cattivo gusto.

Seguirono i Naughty Zombies gli americani Sixteens, interessantissima band electro/punk che ha davvero sorpreso tutti. In effetti non suonavano un genere prettamente rientrante negli standard del festival, per򠮥ssuno ha snobbato la loro esibizione, tutt’al contrario la folla ne fu prima incuriosita e poi interessata. Orecchiabilissimi, ballabili, e in ogni caso con sonorità sfocianti nel goth, sebbene l’ibrido fosse davvero particolare. Strano intervento il loro, ma fu quasi una ventata d’aria fresca per chi li ascoltava, sono piaciuti e il pubblico è piaciuto loro.

Ed ecco tornare il divertentissimo uomo dei Jellowaste in compagnia della sua simpatica e depravata combriccola conosciuta con il nome di Din Glorious, band dal sound molto meno brillante dei Jellowaste, ma compensava tutto in depravazione. Sul palco si sono susseguite le gag pi?ttesche, e il pubblico ha reagito ridendo ed incoraggiandoli oppure andandosene via disgustato. La sottoscritta non si è persa nemmeno un minuto del live, dove la band ha suonato melodie raccapriccianti, ridicole che sfociavano nel grime e nel punk. Nel loro caso la melodia fungeva solo da accompagnamento allo spettacolino trash che avevano allestito: si denudarono, si cosparsero di panna e spruzzarono al pubblico altrettanta panna dal dubbio color marroncino. Mr. Jellowaste si tagliò la grande cresta in diretta e lanciò i suoi capelli a chi si trovava sotto il palco, spaccarono strumenti e rovinarono molte strumentazioni del locale, tanto che sia i proprietari del club sia lo staff del Drop Dead si adirò. 

Finalmente si torna alla ‘vera’ musica grazie agli Antiworld, con appunto nonna deathrock vestita da angelo dell’apocalisse e sguardo truce proprio come sempre. Pezzi potentissimi, un muro di chitarre distorte e batteria lacerante. Il basso faceva tremare i muri, e la voce inquietante della frontman era la ciliegina sulla torta: penso che con questo concerto si sia rivelato il pogo pi?vaggio del festival. Momento top con l’esecuzione di Deadtime Stories, e la gente che non riusciva a tenere nemmeno una fibra del proprio corpo immobile: gli Antiworld hanno inoltre presentato alcuni pezzi del nuovo album, che per򠢩sogna ammettere non possono competere con le vecchie hits.

Dopo il devastante concerto degli Antiworld, ecco arrivare due band estremamente coldwave, entrambe ovviamente provenienti dalla Francia. I primi sono gli storici Charles de Goal, che si sono esibiti divinamente. Nessuna sbavatura nel loro live per un concerto estremamente ‘cold’, che ha rinfrancato gli animi di tutti.

Seconda band sono i leggendari portavoci della coldwave, i Norma Loy. Il live aveva un che di spaventoso ed inquietante, ed i pezzi non erano da meno (ovviamente nel migliore senso che si pu򠤡re a questi aggettivi). Sul palco una ballerina vestita di bianco con una maschera in viso ballava come se fosse posseduta dal demonio, la gente era totalmente rapita. Il frontman aveva uno charme incredibile e la sua presenza era circondata da un’aura molto potente e aggressiva. Sono piaciuti, hanno sconvolto e i pezzi sono rimasti davvero impressi. Standing ovation per l’esecuzione di Lesbiche Voodoo Teenager.

E per finire, un habitue del Drop Dead, la terza nonna del festival, sto parlando di Lene Lovich.
Dimenticatevi i suoi pezzi fatti in studio frizzanti e spumeggianti,perfetti per ballare, dimenticate i synth anni 80 e le linee di basso saltellanti: la cara Lene ci ha omaggiati di un live acustico, intimo (e palloso?). La gente ascoltava, ma Lene non è piaciuta. Dopo due bands coldwave come i Charles de Goal e Norma Loy, il pubblico aveva voglia di tornare a fare festa e saltellare con le simpatiche atmosfere che solo la signorina Lovich sa creare. Ma niente, gli strumenti a malapena c’erano, e lei cantava nella semioscurità con faccia grave. Lucky Number sembrava una marcia funebre con qualche urletto incastonato qua e là. Insomma un pasticcio, nessuno la voleva quella Lene che finisce anche la penultima serata, un po’ con l’amaro in bocca.

Come sempre il dj set ci ha saputo consolare fino alle 5 del mattino!

4 Novembre: Last Days of Jesus, Mona Mur, Andi Sexgang

E cos젣on la tristezza di sapere che questo è ‘ultimo giorno del festival,i pochi superstiti rimasti si presentano mestamente per l’ultima volta alle porte del Rock Cafe. Ormai la stragrande maggioranza dei personaggioni ha preferito non tirarsi su la cresta, forse in segno di lutto, forse per riluttanza da parte dei loro capelli distrutti. Tanti codini quest’ultimo giorno, tanta stanchezza e tanta malinconia. I deathrockers si accingono a festeggiare la loro ultima giornata a Praga, e nemmeno le persone che entravano nel piccolo teatro accanto al club,dove si esibivano orchestre di musica classica, in frac e borsetta Praga, osano guardare male i malcapitati provenuti da ogni angolo del globo.

La serata comincia alla grande con il live dei Last Days of Jesus: I simpatici ragazzi si esibiscono in un live esilarante e divertente come lo sono i loro pezzi in studio. La gente si risveglia e capisce che in fondo nulla  è perduto, e si balla fino a fine concerto. Ottima risposta da parte del pubblico, divertita e felice della sorpresa Praghese (in precedenza,al posto dei Last Days of Jesus, ci sarebbe dovuto essere un Cabaret Special -ancora non si sa in che cosa sarebbe consistito-).

A seguire i Last Days noia assicurata con i Mona Mur, lagna goth che ci fa rimpiangere i bei tempi del live degli Ausgang o degli Antiworld. Il pubblico ascolta, ma i Mona Mur non sono assolutamente adatti al festival, anche se qualcuno ha comunque apprezzato i pezzi e se li è ascoltati per bene dal primo all’ultimo. Live in ogni caso evitabile.

Dopo la tristezza dei Mona Mur, la depressione giunge il suo picco con l’esibizione solista di Andi Sexgang, con lo sguardo sempre pi?cato mentre canta i suoi intimistici pezzi da solista. I fan di Andi ascoltano con affetto, e applaudiscono commossi al termine di ogni pezzo. Andi per򠣡pisce che quello che il pubblico vuole sentire sono i pezzi dei Sex Gang Children, e così il concerto diventa praticamente un secondo live dei Sex Gang. Si poga tristemente in quest’ultima sera, e la gente disperata continua a chiedere bis al malcapitato, illudendosi che tutto ci򠰯ssa continuare fino all’inizio dell’edizione 2008. Andi è accondiscendente, e dà anima e corpo per soddisfare i fedelissimi rimasti. Dopo per򠩬 miliardesimo bis ammette con un po’ di amarezza di non farcela pi?i fans con tutto il rispetto che si deve a un personaggio del genere, lo congedano commossi.

E per la serie ‘una tristezza tira l’altra’, il dj set dell’ultima serata è davvero deludente. Sembra di essere finiti ad una pallida copia di una festa alla ‘Party Monster’, con musichettine electro e simil house che qualche personaggio dalla dubbia provenienza balla esaltato. Appena parte Dentaku dei Kraftwerk, con tutto il rispetto per la magnifica electro band tedesca, prendo giacca e borsa e mi dirigo verso la stazione metr򠤩 Mustek. Si vocifera di una festa al buon vecchio Cross Club, ma la disorganizzazione di tutto questo evento mi fa personalmente salire su tutte le furie e ce ne andiamo a casa.

E così come in tutte le feste locali, dopo 4 ore di balli sfrenati circondati da belle facce e bella musica, si finisce per trovarsi alle 4 di mattina a ballare con tre vecchietti metallari e due tossici, allo stesso modo si conclude il Drop Dead Festival. Appuntarsi di evitare accuratamente d’ora in poi sempre l’ultimo giorno.

Writer for a day: Bianca M.

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