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Butoh tra Avant-Garde e tenebre

By Creepy-Eyes • Gen 2nd, 2008 • Category: Articoli

Come sempre quando passato e presente si fondono, come sempre quando forme d’arte provenienti da differenti culture si sfiorano, il risultato non può che essere sorprendente ed affascinante.
E’ il caso del Butoh, danza avanguardistica nata in Giappone intorno agli anni 50′, influenzata sia alle danze tradizionali giapponesi sia alle tecniche di danza sviluppatesi nella Germania espressionista (Neue Tanz), capace di combinare elementi della danza, del teatro e dell’improvvisazione.

Questa danza contemporanea, ispirata dal movimento Ankoku-Butoh (ankoku=tenebre), ha come caratteristiche principali il corpo dipinto di bianco, le atmosfere cupe, le smorfie grottesche ispirate al teatro classico giapponese, la giocosità delle performance, l’alternarsi di movimenti estremamente lenti con convulsioni frenetiche. Quanto alle coreografie non esiste una messa in scena tipica per il Butoh ma palcoscenici quasi completamente oscuri risultano funzionali ad esaltare al massimo i movimenti ora sinuosi ora spasmodici dei danzatori.

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E’ una danza asimmetrica che sradica completamente tutti i fondamenti della danza più tradizionale, una danza profonda per rappresentare con atti semplici, morbidi e brevi l’interiorità, una pratica che con movimenti provenienti dalla vita reale richiama la dimensione del gioco, della nostalgia e del mistero della bellezza.

Tra i nomi celebri di questa disciplina sono da annoverare il coreografo Tatsumi Hijikata, ideatore nel 1959 della prima performance Butoh, Kinjiki (Colori Proibiti), spettacolo, basato sull’omonima novella di Yukio Mishima, ed il ballerino Kazuo Ohno, considerato uno dei più grandi ballerini di tutti tempi sia per talento sia per longevità artistica, che lo ha portato a danzare fino alla venerabile età di 95 anni.

Il Butoh secondo Hijikata, scosse e destò  l’interesse delle platee sia per la gamma degli argomenti trattati, il sopraccitato Kinjiki ha come tema infatti l’omosessualità, e per aver spesso tratto ispirazione da opere di autori occidentali come Lautramont, Antonin Artaud , Jean Genet e de Sade.

Col passare degli anni quest’arte varcò i confini nipponici per approdare a partire dagli anni 80 anche in occidente in una continua opera di contaminazione e diffusione grazie a seminari e tirocini.

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