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Fragili geometrie interiori : Francesca Woodman

By Ophelie Raven • Nov 8th, 2007 • Category: Articoli

“E io
sono la freccia,
la rugiada che vola
suicida, fatta uno con lo slancio
dentro l’occhio
scarlatto, il crogiolo del mattino.’

Sylvia Plath- ‘Ariel’

Un’infinità di negativi ammucchiati uno sopra l’altro. Una Yashica reflex 2 _ x 2 _, un rullino in bianco e nero e dei pensieri. Uno spirito inquieto, curioso, indagatore. Una poetessa della fotografia. Una Sylvia Plath delle immagini. Una breve, brevissima vita. Un gabbiano che con le sue ali maestose ha toccato punte altissime, d’ispirazione e d’intensità. Poi la caduta tragica verso una fine voluta, forse necessaria. Un immaginario abitato da animali impagliati, anguille, serpenti, conchiglie e uccellini. Costellato da dissolvenze, riflessi, contrasti ed illusioni. Un corpo nudo e giovane come veicolo per indagare l’interiorità. Una porta sulla quale dondolarsi. Una ciocca di capelli da sfiorare e tagliare come pagine di diario. Grandi fogli bianchi nei quali avvolgersi. Questo è il mondo che emerge dalle fotografie di una delle più discusse e influenti fotografe americane: Francesca Woodman.

Figlia di un pittore e di una ceramista, Francesca Woodman nasce a Denver in Colorado il 3 aprile del 1958. Inizia a scattare fotografie all’età di 13 anni e da quel momento continua a studiare le tecniche fotografiche e a scattare, accumulando nell’arco di soli dieci anni un archivio di più di 800 immagini, di cui solo 120 conosciute ed esposte.

 Nel 1975 s’iscrive alla Rhode Island School of Design (RISD), dove si appassiona alle opere di Man Ray, Duane Michals e Arthur Fellig Weegee. Nel 1978 si trasferisce in Italia con l’amica e collega Sloan Rankin per seguire i corsi europei del suo istituto. Dopo essersi diplomata si trasferisce a New York dove inizia a lavorare come segretaria, assistente di fotografia e modella. Nel frattempo partecipa a due mostre collettive presso la galleria newyorkese di Daniel Wolf.

 

Influenzata dal Surrealismo,da una certa vena gotica e dalla
fotografia di moda le immagini realizzate da Francesca Woodman sono forti, intime, allegoriche, hanno la capacità di smarrire l’osservatore e di spaventarlo per la loro immediatezza,
per la loro delicata violenza, per la loro poeticità. Nonostante l’età, Francesca W. 

mostra, con i suoi lavori, come l’apparecchio fotografico possa diventare un mezzo per esternare la propria interiorità, davanti al quale spogliarsi ed esibire le proprie paure, le proprie insicurezze, il dolore fisico e psichico. L’auto rappresentazione come analisi. Francesca è stata spesso il s-oggetto delle sue fotografie; il corpo è per lei un tramite con cui smascherare il proprio io, provarne l’esistenza e l’inconsistenza e al contempo anche la sua molteplicità, il suo essere possibilità (d’annullamento o d’esistenza). La metamorfosi e il dinamismo sono soggetti ricorrenti nelle sue fotografie: così le braccia si trasformano in lunghi rami, la pelle in corteccia, un salto in una sinistra presenza.

Nel 1981 esce la sua prima raccolta di fotografie intitolata ‘Some disordered interior geometries’ che raccoglie molti degli scatti realizzati nel suo soggiorno romano.

 Qualche settimana più tardi, precisamente il 19 gennaio del 1981, Francesca, all’età di 22 anni, si toglie la vita gettandosi da un palazzo.

 Una vita che si accartoccia, si piega su se stessa come una carta da parati strappata. Un ultimo fotogramma sovra esposto e bruciato.

‘Ho dei parametri e la mia vita a questo punto è paragonabile ai sedimenti di una vecchia tazza da caff� e vorrei piuttosto morire giovane, preservando ciò che è stato fatto, anzichè cancellare confusamente tutte queste cose delicate.’ F. Woodman

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One Response »

  1. Peccato…persone cosi ..ma malatte.Puo darsi questo perche fanno capolavori.Perche non stano bene e hanno voglia di comunicare se stesse.
    Poveri genitori.

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