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the air is on fire: david lynch a milano

By Violamara • Nov 7th, 2007 • Category: Eventi, Recensioni

 


Il fuoco rimane sempre. Presenza incancellabile, sia quando cammina con noi -’Fire walk with me’ sottotilo del celeberrimo Twin Peaks-sia quando incendia l’aria in lingue incandescenti.

‘The air is on fire’ è infatti il nome che David Lynch ha scelto per la mostra a lui consacrata e visitabile fino al 13 Gennaio alla Triennale di Milano.
Sono tanti ad ignorare che molto prima del concepimento di capolavori quali Mullholland Drive e The Elephant Man, il geniale Lynch esordisce come pittore e scultore.

La mostra raccoglie quadri, fotografie ma anche disegni, annotazioni impresse su tovagliolini e salviettine da bar, schizzi e appunti strappati da diari e block notes, resti di un’adolescenza oscura che probabilmente Lynch non abbandonerà mai.
Ci sono mostruosi alter ego, bambini di fango, nani e vecchiette rugose, donne lascive che esibiscono senza pudore le loro deformità. I colori sono molto forti, di rosso e nero o quel grigio che ti entra nelle ossa. Non esiste nulla di tenue. Persino il bianco appare in qualche modo incredibilmente minaccioso.
La gran parte dei lavori dell’artista segue modelli che richiamano in un primo tempo un Francis Bacon pauroso per poi arrivare a una pittura più organica che ha molto a che fare con gli embrioni di Fautrier. Diciamo che Lynch riesce abilmente ad unire una dimensione fortemente narrativa e quindi prettamente figurativa ad una organica ed inevitabilmente astratta. Da qui la difficoltà di collocazione delle opere dell’artista, sicuramente riconducibili però a quell’espressionismo volto a dissolvere la figura umana nell’inumano.
Alla triennale, la disposizione delle opere è povera per scelta ,disordinata e programmata per essere introiettata lentamente, attraverso un lungo corridoio, dove la claustrofobia è apprezzabile.

Le teche con i dipinti sono poste di sbiego costringendo lo spettatore a continui slalom e disorientamenti.
Gli universi lynchiani sono veri e propri incubi che nascondono le paure dell’infanzia, i fantasmi dell’adolescenza e le torbide ansie della maturità. Definire la percezione del Lynch pittore e scultore come distorta sarebbe errato. In realtà le azioni intrappolate sulla tela sono estremamente semplici. Diventano stranianti perchè collocate in un contesto rigorosamente fuori luogo,che obbliga a concatenazioni di pensieri assurdi e contrastanti, incubi ricorrenti.
Ritorna il brulicare inquieto, la ricerca ossessiva del movimento, quasi le superfici fossero ricoperte di insetti. Ritorna quella casa, sede di traumi inconsci e sofisticati, gelida anche se sembra essere stata salvata appena dall’incendio, magari da una pioggia primordiale e scura.
Personalmente ho trovato poetiche e affascinanti le fotografie. Rigorosamente in black and white, raccontano le vite di improbabili e meravigliosi pupazzi di neve o si concentrano a descrivere stazioni abbandonate, motel asettici e vetri rotti, stazioni elettriche in disuso, non-luoghi dove le ombre coprono la luce e paradossalmente è sempre buio.

 

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Violamara: Arianna è nata. Quasi subito si è messa a fare arte. Incredibilmente incline al guardare e al sentire amplificato, si dedica con passione alla fotografia e alla scrittura. Ama le scatole a forma di cuore, i mini pony e tutto ciò che è glitter. Vive e studia a Bologna.
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