Golden Dreams (il caffè Zen part II)
By Kingmob • Set 16th, 2007 • Category: RaccontiUn’altra giornata fatta anche di vecchi zingari che si sfidano a scacchi accanto alle roulottes.
Alle cinque della sera il traffico è crudele ed inesorabilmente lento. Chi se ne fotte: prima o poi arrivo.
Ora devo proprio ammetterlo: un suo bacio e non riesco più a dormire
Un suo bacio e mi struggo a pensare che non è più come ieri
Un suo bacio; non un tuo bacio.
‘Siamo come i cani’ sentenziò lei poco dopo che ebbero finito, mentre si alzava per andare in bagno. Fino a quel momento era rimasta in silenzio, ora sembrava persino infastidita dalla situazione.
Eppure le carte erano state messe in tavola fin dall’inizio, tra loro doveva esserci solo del sesso, nulla più, ed entrambi erano perfettamente d’accordo; nessun coinvolgimento sentimentale, questa era l’unica regola. Certo, gli atti tra loro non rientravano nella categoria scopereccia da porno, in quanto vi era una sorta di tenerezza e di reciproca preoccupazione, e sì, anche del dialogo quando si incontravano per dare sfogo ai loro capricci più intimi.
In quei giorni, per lui, il sesso era un demone feroce che non riusciva a placare e del quale si sarebbe volentieri liberato. Effettivamente Emma rappresentava nient’altro che una valvola di sfogo; Marco si alzòpigramente dal letto, riluttante all’idea di dover affrontare la fredda aria del mattino autunnale ma anche una qualsiasi discussione con lei.
‘Hai mai pensato di trovarti una tipa?’ chiese uscendo dal bagno, usando un tono di voce scherzoso ma carico di fastidiosi sottintesi.
‘No, a dire il vero no’ rispose Marco mentre si confezionava una sigaretta; ubbidienti alla routine, avrebbero recitato la solita scena della cicca post-coitale; quindi, se ce ne fosse stato il tempo avrebbero consumato del thè riscaldato al microonde o del caffè americano in tazza grande.
‘Hai passato i trent’anni’ continuò Emma ‘Non ti sembra arrivato il momento di metter su famiglia?’
‘Ma fammi il piacere’ replicò Marco con stizza. Lo irritava che un discorso del genere potesse uscire dalla bocca di una ragazzina irresponsabile di 21 anni. Appoggiò la sigaretta sul comodino, con l’intenzione di accenderla e fumarla solo una volta fuori da quell’appartamento che all’improvviso sembrava aver assunto le dimensioni di una gabbietta per criceti.
Cercò di rivestirsi il più velocemente possibile, in modo quasi frenetico, per impedirle di andare avanti con quel suo discorso che sembrava voler mettere a nudo le sue debolezze; ci riuscì, e mentre si infilava il giubbotto addosso e la sigaretta tra le labbra, salutò frettolosamente ed in maniera volutamente distratta una Emma sorpresa e perplessa da quella ritirata strategica.
Era stata una notte strana che aveva messo i suoi nervi a dura prova. Innanzitutto si era ritrovato là dove non avrebbe dovuto essere. Aveva tirato il pacco a dei suoi amici che tenevano un concerto ad Udine ed era a sua volta stato bidonato all’ultimo momento da Claudio.
Aveva prestato la sua tessera A.R.C.I. a Teresa, (e comunque non aveva la minima intenzione di andare per l’ennesimo Sabato consecutivo in quel locale), quindi la rosa delle alternative si riduceva a due: restare a casa o chiamare Emma, la quale essendo un abitudinaria con certezza assoluta sarebbe stata tra le mura domestiche. Sicuramente se Terry avesse saputo come aveva finito per trascorrere il Sabato sera avrebbe disapprovato. ‘Sei un cazzone’ ‘ si immaginò, con un moto d’affetto, la voce di lei che lo rimproverava.
Gi…� in precedenza Marco aveva deciso che sarebbe stato meglio se lui ed Emma avessero smesso di frequentarsi, per almeno un paio di buoni motivi.
Il primo era che il loro rapporto era basato e costruito solo ed esclusivamente sulle scopate.
Il secondo era che quella relazione suscitava insospettabili (anche se per lui gratificanti) gelosie da parte di Teresa. Perchè anche se non voleva ammetterlo neppure a sè stesso, lui di Terry era innamorato.
Ovviamente le buone intenzioni erano andata a farsi fottere non appena aveva avuto la necessitàurgentissima di fottere anche lui, e per questo motivo si automalediceva continuamente…
Più volte, inoltre, Emma gli aveva confessato apertamente che quando facevano del sesso lei pensava al suo amante romano e l’autostima di Marco stava calando a livelli bassissimi. In fondo, quando lui se la scopava, non pensava certo a Teresa, nè si ricordava di aver mai fatto l’amore con una ragazza immaginando di essere con un’altra.
La nottata era proseguita tra brevi momenti di dormiveglia in cui aveva dei flash onirici angoscianti e diversi cedimenti alle tentazioni carnali; sua madre gli comparve in sogno, una sagoma di cartone dall’espressione corrucciata che si stagliava contro uno sfondo nebbioso.
Questa visione lo allarmò; cercò di calmarsi, ma ogni suo tentativo di pensare ad altro era vano. C’era in lei una vaga forma di ammonimento…
Adesso che era tornato completamente in sè, Marco sorrise divertito mentre scendeva le scale del condominio di Emma cercando di non far rumore. Perchè tutto doveva essere sempre così dannatamente complicato?
***
Sentiva che le carezze non erano piene come quelle che, durante l’adolescenza, lui stesso aveva riservato alle sue amanti di turno. Forse la maturità aveva stemperato la passione ed il vigore della giovinezza, sostituendo l’irruenza con una sapienza lievemente meccanica.
E qual’era, dove stava il segreto? Un pensiero che si era annidato di nascosto tra le pieghe del suo cervello, impercettibilmente, e aveva cominciato a nutrirsi delle sue solitudini, a crescere dalle sue debolezze, a trarre forza e sostentamento dalle sue necessità interiori, fino a che rivedere Teresa era diventato un bisogno fisico pari alla dipendenza da una droga.
‘Ti voglio’ le disse, sebbene con poca convinzione.
‘Puoi avermi’ gli rispose lei, spostandosi sulla schiena. L’arrendevolezza della sua risposta gli mise il fuoco nelle vene.
Improvvisamente, come se un incantesimo lanciato tempo prima avesse infine raggiunto il suo scopo, lontano nello spazio, lontano nel tempo, egli ritrovò l’ardore che gli sembrava aver dilapidato durante gli anni passati. Preso dalla passione, cominciò a mordicchiarle il collo e le spalle, posseduto da una inconsueta fame di pelle che sembrava avergli addirittura fatto perdere la testa. La parte di lui rimasta lucida guardava con sorpresa e distacco questa strana ed inaspettata reazione, dato che la cosa sembrava essere partita da presupposti piuttosto deludenti.
Dopo averle morsicato il labbro inferiore, si fermò, sollevato sulle braccia sopra di lei, con l’intenzione di contemplare il suo viso. Invece, il suo sguardo e la sua attenzione caddero su di una minuscola goccia di sangue, un piccolissimo rubino appena stillato dai suoi morsi. La sua mente si concentrò in modo pressochè istantaneo: per lui non esisteva più nulla, nè la camera d’albergo, nè il letto, neppure la sua compagna. Per qualche frazione di secondo, un attimo brevissimo che però a lui parve eterno, non fu nemmeno sicuro della propria esistenza; c’era solo quel rubino, incastonato esattamente al centro di un lembo di pelle sulla bocca di una donna, dell’unica donna che, ora lo sapeva con certezza, avesse mai amato. In quel momento, con l’inquietante sicurezza che ci fosse qualcun’altro dentro di lui a comandare il suo corpo, non riuscì a trattenersi oltre ed eiaculò.
Crollò di lato, sfinito. Gli parve che cadendole a fianco, la sua coscienza emergesse letteralmente da quello stato alterato che aveva vissuto fino a qualche attimo prima. Vedeva tutto ciò che aveva attorno vorticare al rallentatore, una sensazione simile a quando si finisce un giro sulle montagne russe al luna-park. Avvertìla tensione di lei, quasi l’aria ne fosse impregnata. Sentì con straordinaria chiarezza l’odore degli umori e del sudore che si andavano raffreddando sulla loro pelle. Si guardarono con curiosità, come si vedessero per la prima volta, distesi l’uno fianco all’altra, e sincronicamente realizzarono di aver vissuto la stessa strana esperienza.
Qualche minuto dopo, Sebastiano le chiese, con quel suo modo di fare un po’ superficiale e che risentiva di un certo insano ‘machismo’, se le fosse piaciuto ciò che avevano appena fatto.
Teresa rispose con un ‘Sì, certo’ piuttosto distratto, gli posò un bacio frettoloso sulle labbra, stampandogli un piccolo cerchio rosso in corrispondenza del punto in cui le era uscito il sangue, e si alzò per andare in bagno.
Fu trattenuta dalla forte presa di Sebastiano, che l’aveva presa per un polso.
‘Cosa c’è?’ chiese lei sorridendo, con un tono di voce ingenuo e rassicurante.
‘…Niente’
Teresa si girò, continuando a sorridere, si alzò e si diresse verso il bagno, nella sua completa nudità, non prima di aver recuperato il suo cellulare dal comodino.
Sotto la pensilina esterna dell’ospedale, Marco fumava ansiosamente una sigaretta dopo l’altra aspettando che smettesse di piovere. Osservò un uomo attraversare la strada e raggiungere il marciapiede dalla sua parte. Un foglio di giornale animato dal vento lo rincorse come un fantasma di carta, ma venne calpestato. Quindi, proprio come un cane che fosse stato preso a calci, gli si attaccò ad una gamba con una certa insistenza. L’uomo ci mise quasi un intero minuto prima di liberarsene, non senza una certa goffaggine, provocando il muto divertimento di Marco.
Lui tirò fuori il cellulare da una tasca del giubbotto, e ne guardò il display. Sbloccò la tastiera dopo aver sbirciato l’ora anche sull’orologio della farmacia, quasi per avere una conferma del suo consueto anticipo.
Scelse la voce ‘Messaggi’ dal menu principale e poi ‘Ricevuti’.Magicamente apparve l’ultimo messaggio che Terry gli aveva mandato la notte precedente: ‘Come và, piccino? E’ un po’ che non ti fai sentire, tutto ok? Bacioni, tua Terry’
Quindici giorni che teneva quel messaggio in memoria, che lo fissava come in trance nei momenti in cui si sentiva triste e solo; i sintomi erano sempre quelli: una fottuta dipendenza, come quella da nicotina, come quella dall’alcol, come quella da caffeina…
Sentiva che da questa si sarebbe liberato con estrema difficoltà, perchè non capiva cos’era, questa volta, la sostanza a cui si era assuefatto.
Aveva scrollato le spalle più volte in vita sua, come Pamela nella poesia di Jim Morrison (la mente di Marco associò il film ‘The Doors’ a Teresa, d’altronde era uno dei suoi film preferiti) liberandosi dei lupi dentro alle sue piccole manie che andavano a sostituirsi ciclicamente.
Non faceva più del sesso, e grazie a Dio, nemmeno ne aveva più sentito il bisogno, da quella sera che era fuggito da casa di Emma. Niente più grumo di piombo fuso che gli si annodava in fondo allo stomaco, facendolo sudare e smaniare, letteralmente smaniare per il desiderio di accarezzare, leccare, succhiare della pelle e della carne di donna, baciare, strapazzare ed infine penetrare in quel dolce oblio tra cosce femminili. E questo perchè? Non certo perchè Emma gli aveva confessato di pensare ad un altro mentre si faceva lui, non certo perchè gli aveva ricordato scherzosamente che era giunto il momento di dare una riordinata alla sua vita, certo no. Aveva sostituito di nuovo una dipendenza ad un’altra, la fottuta storia della sua vita, e di nuovo si rendeva conto di doversi liberare. Sospirando, infine si ritrovò a doverlo proprio ammettere…
Marco Noli si era innamorato.
L’amore dunque.
‘Merda’ pensò. ‘Merda, Merda, Merda’. A Marco tornarono in mente le sagge parole di Claudio:
‘Ah, l’amour, l’amour… l’amour de merde!’
Più insidioso dell’eroina, l’amore. Ti prendeva la mente a cominciare da un piccolissimo angolino e poi te la invadeva tutta, pezzo per pezzo con furore nazista, come in una partita a Risiko gà persa in partenza, fino a quando aveva preso completamente il controllo del tuo cervello piantandoci sopra trionfalmente la bandiera con il nome di lei a caratteri cubitali. E da quel momento in poi, non c’era più spazio per altro. Come aveva biasimato, in passato, i suoi amici o conoscenti che annullavano se stessi anelando ad un immaginario anello di fidanzamento che non era altro che il primo anello di una catena di schiavitù.
Kingmob: Fabrizio Milovich (aka "KingMob", aka "Mylo", solo alcune delle sue identità alternative), nato nel 1974, attualmente risiede all'Arkham Asylum, in una cella imbottita che di recente ha assunto prospettive pericolosamente lovecraftiane...
E' religiosamente tabagista e scrive nei rari momenti di lucidità. Autore tra l'altro dei racconti "Il sorriso dello stregatto", "L'anno in cui tutti mi offrivano da bere" e del romanzo "Il caffè Zen" rimasto incompiuto e che verrà pubblicato postumo grazie a particolari accordi editoriali, dichiara di ispirarsi ad Alan Moore, Neil Gaiman e Grant Morrison, ma essi, se interpellati, negheranno.
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