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dada is dead?

By Violamara • Giu 1st, 2007 • Category: Articoli

C’era una volta il dada. Siamo nel primo decennio di un esasperato novecento europeo e siamo stanchi. Stanchi di imbambolarci, di nascondere le forme invadenti sotto divise tutte uguali, di soppesare le emozioni, calcolarle minuziosamente. Siamo stanchi di costruire storie d’amore a distanza con le opere d’arte, di strabuzzare gli occhi davanti a un quadro a volerne cogliere tutte le misteriose verità celate, attuando un rapporto quasi fisico e sessuale che nasce e si sviluppa solamente e puramente a livello della vista. Certo fare l’amore è un’altra cosa: esplode come la necessità di sconvolgere, stimolare testa e corpo, sollecitarla nella ricerca di un flusso vitale ed energico all’interno del consumarsi dell’esperienza quotidiana.

Il mondo va re-inventato, e lo si può fare solo azzerando tutte le conoscenze che già abbiamo immagazzinato sugli oggetti che conosciamo, che ogni giorno utilizziamo oppure guardiamo, tocchiamo di continuo. Padre riconosciuto e legittimo di queste incredibili intuizioni è Marcel Duchamp, che cancella la tecnica e fa sparire anche l’artista, sconvolge il principio di costruzione, distrugge la manualità, induce ad osservare il fenomenico circostante con occhietti diversi. Duchamp sa cambiare identità quando necessario, sa regalare sex- appeal anche all’oggetto più banale. E’ un’alchimista, abile scopritore di qualcosa che già esisteva. Fa saltare le categorie tanto care al mondo dell’arte, che gli intralciano la strada verso la libertà di sperimentare e realizzare il nuovo.

‘ Mostratemi qualcosa di nuovo: ricomincerà tutto daccapo’ disse una volta John Cage e anche ora che la leggo mi fa convincere che non ci sarà un altro dada. Adesso, dopo le sperimentazioni delle avanguardie degli anni settanta, dopo il diffondersi del mezzo fotografico-automatico e poi ancora dopo l’arte virtuale’ così magica, senza confini- la sensazione è che non ci sia più niente da fare. Prende piede un pessimismo forte che vede l’arte contemporanea intenta a suicidarsi con le sue stesse mani. Ma questo è appena appena un pensiero scuro, drammaticamente nato-morto, destinato ad un aborto sponataneo. Credo in cuor mio che la capacità e la voglia di stupirsi non si sia eclissata ai tempi delle avventure duchampiane perchè in questo caso mai avremmo potuto far godere occhi e orecchie con le performance di bizzarri personaggi quali Matthew Barney, Vanessa Beecroft, la straordinaria Marina Abramovic o- più vicino a noi- con le opere di Maurizio Cattelan.

La verità è che i sensi vanno allenati continuamente, troppo facile nascondersi dietro anestesie forzate che rendono solamente più profonda la conca sul lato destro del nostro divano casalingo.

Meglio cercare altro allora anche quando il sapore in bocca non sa più di niente, neanche di saliva.

Io voglio aspettare che la fame cresca.

E magari non passi mai.

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Violamara: Arianna è nata. Quasi subito si è messa a fare arte. Incredibilmente incline al guardare e al sentire amplificato, si dedica con passione alla fotografia e alla scrittura. Ama le scatole a forma di cuore, i mini pony e tutto ciò che è glitter. Vive e studia a Bologna.
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