I Love You But I’ve Chosen Darkness (Fear is In Our Side) 2006
By Egon • Apr 11th, 2007 • Category: Recensioni
‘I love you but i’ve chosen darkness’ già dal nome scelto per il gruppo, i ragazzi di Austin (Texas) mettono subito in chiaro il tipo ti musica e il tipo di sensazioni che vogliono trasmettere al pubblico.
Daniel Del Bavero, Christian Goyer, Edward Robert e Tim White dopo un primo Ep di 5 pezzi del 2003, nel marzo 2006 sfornano un album intero con l’etichetta Lungimirante Secretly Canadian dal titolo FEAR IS IN OUR SIDE. Un album oscuro che richiama i suoni new wave anni 80 con molto rispetto per chi ha segnato quel periodo musicale.
Ad aprire l’album composto da 13 tracce c’è la bellissima ‘The Ghost’ che con la sua fitta ragnatela di chitarra e una batteria marziale proietta subito l’ascoltatore ad una dimensione malinconica e apre la strada al brano successivo, ‘Accordin To Plan’ da cui è stato tratto il primo video. Il brano è d’impatto immediato sostenuto da un’ossatura di basso e batteria potenti e da intrusioni chitarristiche che si fondono a pieno con la parte cantata sempre omogenea e mai violenta che scivola via come seta tra le dita. La tensione creata finora si allenta col terzo brano ‘Lights’ che da uno spiraglio di luce all’atmosfera fin ora cupa, lights è una ballata pop che solo nel finale lascia un po’ di malinconia, è il preludio al quarto brano completamente strumentale da cui è stato tratto il secondo videoclip ‘The Owl’. Gli accordi di chitarra iniziali ripetuti fino all’ossessione trasmettono la sensazione di un sentimento trattenuto che non riesce a venir fuori, il video che l’accompagna che ritrae un uccello legato ad una zampa che non riesce a spiccar il volo esprime a pieno questa sensazione. La quinta traccia ‘Today’ non è altro che un tappeto sonoro di tastiere e chitarre uniformi che fanno da ponte al sesto pezzo ‘We Choose Faces’ brano che oserei definire ‘Etereo’ che sale, quando la voce entra in gioco fino a sbocciare con l’entrtata in scena della sezione ritmica che la solleva, aiutata dal noise della chitarra fino a regalare emozioni e sensazioni molto intime.
‘Last ride toghether’ settima traccia dell’album non regala particolari spunti risultando a tratti pesante come per i successivi due brani ‘At Last Is All’ e ‘Long Walk’ a dimostrazione che cercare di ricreare sonorità e atmosfere alla Cure o alla Joy division a volte non basta e anzi si rischia di cadere nella monotonia.
Il decimo brano ‘Dash’ si scosta dai i 2 precedenti perchè mantiene una propria identità e la batteria e il basso accompagnano una splendida chitarra. Brano che si gusta a pieno in cuffia.
‘Fear Is In Our Side’ la title Track non è altro che un delizioso intermezzo musicale leggero come una piuma, che finisce con accenni di archi.
Si è quasi alla fine dell’album e la penultima traccia ‘If It Was Me’ si scosta molto dalle precedenti, infatti ha un sound molto più psichedelico a tratti rockeggiante.
L’ultimo brano ‘Close To Here’ è una splendida ballata malinconica che si apre con un arpeggio di chitarra che farà da leit motiv per tutto il pezzo. Da notare la parte parlata in sottofondo e la parte prefinale dove batteria e chitarra si rincorrono alla perfezione.
In conclusione FEAR IS IN OUR SIDE è un album di sentimenti in musica. Chiari sono I riferimenti al passato, Joy division e Cure su tutti, ma nonostante ciò il gruppo riesce a mantenere una propria personalità. Gran merito va alla sezione ritmica, batteria eccellente. Un album consigliato di non facile assimilazione non immediato in certi punti. Non ci resta che sperare in una conferma.





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Gran bella chicca questa che mi hai linkato…
trovo che tu abbia centrato appieno le atmosfere create dall’album nella tua recensione…bravo^^
completamente d’accordo con la recensione!!
album da non perdere!! di sentimenti in musica eh!
questo ragazzo ha sensiblità musicale…