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Sylvia Plath: la ragazza che voleva essere Dio

By Violamara • Feb 22nd, 2007 • Category: Articoli

Il sangue arriva sempre. Così il dolore. Le gambe pesano. Il cuore, la testa, pesano.
Ci sono ragni dalle zampe pelose e ispide, donne cannibali dalle chiome infernali.
C’è una donna fragile che un giorno decide di infilare la testa nel forno.

Troppo, il tempo passato a vivere con un pezzo di vetro fra le mani.
Troppa la repulsione nei confronti di un corpo sentito come ingombrante, inutile involucro.
Troppi gli incubi dove le braccia si staccano.

E’ una Hollywood senza finestre quella della Plath, dove le parole sono fili elettrici pericolosi.
Fa paura. Fa paura toccare un dolore così profondo, quasi primigenio.
Come se per morire, servisse la vocazione.

La immagino così, con una preghiera appena sulle labbra, quella di essere un’altra,
quello di essere semplice. Almeno una volta. Desiderio ancor più forte perchè irrealizzabile.
Quasi un’abitudine, la fine. Quasi non fosse possibile sorridere.
Solo provandoci la bocca si spaccherebbe per l’insolito movimento.

Non è nemmeno la morte, la sua, fatta di inutili polemiche e fraintendimenti ad offuscare la bellezza infinita delle poesie che ha scritto. Tra le pagine una Sylvia d’una estrema intelligenza, bella e nervosa, ambiziosa e affascinante in una continua e sanguinosa guerra coi propri demoni.
Incredibilmente lucida, anche nel momento in cui cerca di essere Dio senza riuscirci.

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Violamara: Arianna è nata. Quasi subito si è messa a fare arte. Incredibilmente incline al guardare e al sentire amplificato, si dedica con passione alla fotografia e alla scrittura. Ama le scatole a forma di cuore, i mini pony e tutto ciò che è glitter. Vive e studia a Bologna.
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