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(Auto)Esilio Dall’Esile Elisa

By Kingmob • Feb 8th, 2007 • Category: Racconti

(Auto)Esilio Dall’Esile Elisa

esile elisa.jpg

VIENNA

Al Belvedere, Adele Feuerbach nell’opera di Klimt tra esperimenti decorativi (come piccole icone pagane, inquietanti, strani personaggi ci spiano assieme a lei da oltre le sabbie del tempo) e le astrazioni klimtiane lanciate come dardi verticali mentre un cielo concentrico sovrasta magnolie di un altro universo lontano e nostalgico, ma distante solo una sala.

Ma in questo momento non mi interessano tanto nè lui, nè Kokoschka, almeno non quanto il quadro di Schiele che non sono mai riuscito a trovare in nessuno dei libri su di lui che posseggo. E’ il ritratto del giovane Herbert Rainer, ma per qualche motivo, lo collego sempre ad Elisa.

Eccolo là, davanti a me, finalmente. Intanto, Teresa accusa i sintomi di una crisi da Sindrome di Sthendal’ mentre ammira ‘Il Bacio’ ed io osservo come le tegole in un altro quadro di Schiele siano disposte come volumi di una libreria magica e sbilenca, scaffali che sormontano, e a loro volta sono sormontati da finestre zoppe.

Guardiamo in alto ‘ Le Logge ‘ neoclassico in prospettiva falsata sui soffitti, un trompe l’oeil trionfante di cherubini che scrutano impertinenti dall’alto, sorridendo a volte, ma per lo più sbeffeggiandoci, ben consci della loro vantaggiosa posizione di superiorità.

Ora mi accorgo che quelle schiere celesti ci osservano come fossimo un convitto di reietti.
Il guaio è che hanno ragione.
Scorrazziamo per le varie sale saltando tutto ciò che non ci interessa, mentre la piccola Terry, palesemente disinteressata a tutto ciò che non è Klimt si siede e dà forfait.

Nel giardino ci aspettano siepi ed alberi potati alla stregua di solidi geometrici che per una strana associazione di idee, mi ricordano dei ghiaccioli alla menta.

Oltre le mura, agli angoli delle strade, i mendicanti giacciono prostrati in ginocchio, penose figurine di un presepe sgraziato, in dignitosa preghiera quasi ci chiedono scusa di esistere.

E mi ricordano me stesso. E perchè sono qui.

Questa città mi riveste come un’estraneo, è il posto dove per qualche giorno mi scorderà l’aria di casa, la rissa con Claudio, forse di lei’

Non avrei più scritto alla piccola Elisa dai grandi occhioni verdi, con le sue Converse a brandelli e le sue gonne grigie a portafoglio, con i suoi sguardi imbronciati e le maglie a righe anni 60.

Non riesco a fare a meno di ricordare il nostro ultimo dialogo. Qualche giorno fa.

Venezia, Piazzale Roma, un po’ di nebbia. Ho accompagnato Elisa per l’ennesima volta in silenzio.

Fermo la macchina, e le dico che non voglio parlare, mentre lei mi guarda con quegli occhi che sembrano appartenere ad una deliziosa protagonista di qualche manga.

Le dico che non voglio parlare della natura sfuggente ed ambigua di questa cosa che sembra nascere tra noi, che sembra appassire e riprendere vita a tratti.

Ma intanto, spengo il motore. Un invito non verbale. Quello che adesso può succedere non lo so. E lei parla, con la sua voce calma, mi parla di una relazione che ha già. Una cosa che non si sente di interrompere. Con una ragazza, fra l’altro. Io mi sento morire, e riesco a dirle solo: ‘Parlami di lei‘.

E lei, inconsapevolmente crudele, lo fa. Poi mi dà un bacio all’angolo della bocca e scende dalla macchina, chiudendo la portiera con dolce decisione.

Marco’

Teresa mi scuote dal mio rimuginare e ritorno improvvisamente alla realtà, a Vienna. Siamo qui, Io e Carlo, Teresa, Linda e Martina.

Si è fatto tardi, è già buio, e Teresa mi tira per un braccio portandomi all’imbocco di un vialetto in un parco pubblico.

Secondo te, questo sentiero porta da qualche parte?‘ le chiedo.

Non lo so, ma è scuro, e mi piace.’

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Kingmob: Fabrizio Milovich (aka "KingMob", aka "Mylo", solo alcune delle sue identità alternative), nato nel 1974, attualmente risiede all'Arkham Asylum, in una cella imbottita che di recente ha assunto prospettive pericolosamente lovecraftiane... E' religiosamente tabagista e scrive nei rari momenti di lucidità. Autore tra l'altro dei racconti "Il sorriso dello stregatto", "L'anno in cui tutti mi offrivano da bere" e del romanzo "Il caffè Zen" rimasto incompiuto e che verrà pubblicato postumo grazie a particolari accordi editoriali, dichiara di ispirarsi ad Alan Moore, Neil Gaiman e Grant Morrison, ma essi, se interpellati, negheranno.
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