Takashi Miike: tra assurdo ed assurdamente reale
By Reprobo • Mag 25th, 2006 • Category: Articoli![]() |
Raccontare Takashi Miike è un’impresa, raccontare i racconti di Takashi Miike è un’odissea. Classe 1960,è il protagonista più prolifico del cinema giapponese recente. Contorto, stravagante e soprattutto eccessivo. Strabordante. In tutti i sensi. Nei primi anni di questo nuovo, e già stanco, secolo ha diretto oltre 14 film, tra gialli e noir, melè e yakuza-story, senza dimenticare i manga. L’intera produzione ha abbondantemente superato quota 60. |
Il suo modo di proporre e di proporsi, questo marchio di fabbrica, è tra gli aspetti che rendono questo regista una garanzia di originalità e qualità nei confronti dell’invasione di p(i)attume e pseudo-horror che da qualche anno infestano i nostri cinema e i nostri lettori dvd, in particolare a partire dai remake americani di Ring (o meglio, Ringu), prodotti più con un occhio di riguardo agli incassi che alla sostanza (benchèspesso si parli di spiriti!). Non aspettatevi concessioni, il buonismo non è di casa e l’estremo è la regola.
Talvolta talmente estremo da apparire, volutamente, irreale. Ma possiamo davvero scandalizzarci davanti ad un film e continuare a guardare un telegiornale? Spesso è proprio la realtà ad essere davvero estrema, eccessiva ed irreale nella sua efferratezza. Se ‘The call ‘ non rispondere’ (da non confondere con ‘Phone’) lo ha fatto entrare in Italia, in realtà uno dei suoi titoli maggiormente noti a livello internazionale è ‘Ichi the killer’. Soprattutto perchè pochi lo hanno potuto vedere.Censura? Siamo nel 2000, dunque sè. Censuratissimo ovunque. A Hong Kong volevano togliere 15 minuti di girato, la BBC si è rifiutata di proiettarlo, in Italia non è mai arrivato. Io ho recuperato l’edizione integrale edita nel Benelux. E ho capito perchè alla premiere al ‘Toronto International Film Festival’ del 2001, come gadget promozionale, hanno distribuito i sacchetti per il vomito con stampato il logo del film. Non ho vomitato ed il film mi è piaciuto. Eccessivo. Ma è Miike, non puoi aspettarti altro. Invece no. Nelle recenti interviste ha più volte sottolineato che l’eccesso non è la sua strada, o almeno non l’unica percorribile. Vorrebbe girare un film sulla famiglia (tema spesso presente nel suo immaginario) con un degno ‘e vissero felici e contenti’.
Forse lo farà presto o forse mai, ma non importa, sicuramente ci stupirà di nuovo. Magari sarà un cartone animato, o forse vi sarà un po’ di fantascienza, ma difficilmente vedremo dosi massicce di computer graphic ed effettoni all’americana. Ma lo riconosceremo. La sua visione della realtà, tra crudezze reali ed irreali, forse non si discosta molto da una denuncia di come il mondo funziona. Il patologico è sempre tale, ma si innesta sul tessuto buono, o quantomeno neutro.
Ma se tutto finisse qua, se il ruolo del cinema di Miike fosse semplicemente dettato dal fatto di aver realizzato film violenti, non si capirebbe perchè attorno al suo nome ci sia tanto interesse. Naturalmente c’è dell’altro: la violenza è connaturata all’uomo. L’uomo ne è artefice ma soprattutto schiavo. I suoi segni li trovi sulla pelle. Ma questi col tempo passano. Gli effetti sono altrove. Soprattutto dentro. Nell’animo. La violenza fisica nei film di Miike è causa e effetto di interiorità devastate e di psicologie ferite. I suoi personaggi ne hanno passate troppe e sanno che almeno altrettante sventure si abbatteranno, ineludibili, su di loro. E non è un caso che tra i suoi progetti, come ho detto, ci sia quello di un lungometraggio sulla famiglia. Forse perchè tutto, o quasi, nasce dal nucleo relazionale primigenio.
Neanche il fatto che i suoi film siano spesso pieni di bambini, nel presente o nel passato delle storie che ci raccontano, è casuale. Il rapporto bambino-famiglia è diretto e l’infanzia non è tanto, nel cinema di Miike, il contrappunto alla violenza degli adulti ma al contrario è il momento in cui iniziano a prodursi le spaccature nella psiche e le ferite che porteranno a delle terribili lacerazioni nell’età adulta: la disperazione e la consapevolezza che il futuro non sarà certamente migliore del presente contraddistinguono quasi tutti i personaggi del regista. Ma non temete Miike e le sue pellicole. La realtà è molto peggio.






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Miike sta nel mio personale olimpo di eroi contemporanei…ottima scelta parlarne
Ne ho sentito parlare! Buona segnalazione
“Ichi the killer” l’ho visto al Far East è rimane uno dei miei film preferiti. Effettivamente dopo 20 minuti la sala si è svuotata…
incredibilemente sono rimasti tutti al loro posto per “Imprint”. Film girato per la serie “Masters Of Horror”e mai andato in onda. Torture girate in macro con dettagli estremamente realistici, come lo spillone che entra nel dito di una donna torturata, dove lo si vede entrare da sotto l’unghia, perforare la carne con il sangue che si spande e si vede in trasparenza. Praticamente non si nota nessun effetto speciale, sembra vero.
Imprint è anche tristemente noto per i feti lanciati nel fiume, da una famiglia che pratica aborti… a me non è piaciuto per niente. Eccessivo e senza la minima ironia.